Riportiamo di seguito la segnalazione di un nostro lettore:
Buongiorno,
mi chiamo XXXX, mia madre è morta lo scorso XX febbraio presso gli Ospedali Riuniti di Foggia; a seguitodi un'infiltrazione metastica a livello midollare da carcinoma della mammella.
Il carcinoma le fu diagnosticato circa 7 anni fa al quale è seguito intervento chirurgico con relativa chenioterapia e radioterapia.
Poi nel 2007 sono comparse delle metastasi a livello scheletrico, curate anch'esse con chemioterapia.
Dopo di ciò tutti i controlli effettuati da mia madre, (TAC con metodo di contrasto total body e PET), risultavano essere sovrapponibili fino al 2009, quando il marcatore tumorale,(CA 15-3), risultava essere alterato e le piastrine erano diminuite leggermente.
Alle tante domande fatte da mia madre al medico - oncologo seguiva una sola risposta data il più delle volte dalla caposala, nonchè moglie dell'oncologo, :"Non ti preoccupare non è niene; a volte capita".
In seguito sono comparse delle protuberanze a livello cutaneo e i primi dolori alle articolazioni inferiori.
Dopo tanta insistenza da parte di mia madre e di suo arbitrio ha consultato un Ginecologo ed un odontoiatra per indagare qualora le metastasi si fossero attaccate ai tessuti molli, con esito negativo.
Il marcatore tumorale continuava ad essere alterato,le protuberanze aumentavano e le piastrine diminuivano e mia madre piangeva per i dolori agli arti inferiori e la risposta del medico - oncologo era sempre la stessa : "NEUROPATIA".
Dopo tanto insistere da parte di mia madre e quasi arbitrariamente si fece analizzare una delle tante protuberanze che, ormai, le avevano devastato il corpo e si fece analizzare il midollo osseo.
La risposta non fù : " E'NORMALE", ma le protuberanze si svelarono metastasi ed il midollo osseo risultava essere infiltrato.
Dopo di ciò le piastrine continuavano a dimuinire in maniera vertiginosa ed il medico - oncologo decise di somministrare una pappa di piastrine per poter effettuare un ciclo di chemioterapia. Fino al XXX gennaio, quando la caposala liquidò mia madre dicendo che secondo il protocollo non c'era più niente da fare,raccomandandosi di non portare mia madre da nessuna parte e di aspettare solo che arrivasse la morte.
Sono stati giorni di orrore e sgomento che ci hanno portati ad un ultimo tentativo estremo, (COnsulto presso un'altro centro Oncologico presente sempre presso gli Ospedali Riuniti di Foggia), che ha tenuto mia madre in vita un'altro mese circa.
Mi scuso per essermi appropriato di terminologie non mie, ma vorrei che quello che è successo a mia madre, XXX, non accadesse più a nessuno.


