Parcheggi a pagamento, la Cassazione: gestori responsabili per il furto delle vetture

Argomento: News consumatori

 

 

FURTI NEI PARCHEGGI A PAGAMENTO: LA FINE DI UN PRIVILEGIO
 
 
Con la pronuncia n. 1957 del 27/01/09 la III sez. della Cassazione Civile sottoscrive un importante contributo alla fine del privilegio acquisito dalle società gestrici di parcheggi a pagamento le quali avevano sempre sostenuto di essere irresponsabili per i furti avvenuti mente le vetture si trovavano custodite all’interno del parcheggio medesimo. L’occasione che viene data alla Cassazione di pronunciarsi è merito, una volta tanto, dell’iniziativa della compagnia di assicurazione di un tale al quale la vettura era stata rubata all’interno del parcheggio della A.T.M. di Milano; il malcapitato era stato infatti indennizzato dalla propria compagnia di assicurazione che, successivamente, si rivolgeva, per esercitare la rivalsa ex art. 1916 c.c., verso la società gestrice del parcheggio assumendo che quest’ultima avesse per l’appunto delle responsabilità per la mancata custodia del mezzo.
Il Tribunale di Milano, in prime cure, rigettava la domanda della compagnia di assicurazione che ricorreva innanzi la Corte d’Appello di Milano che, nel corso del 2004, condannava la A.T.M. di Milano al pagamento della somma di oltre € 23.000,00 riconoscendo una responsabilità di quest’ultima nel difetto di custodia.
L’A.T.M. però ricorreva in Cassazione per avanzare censure sulla pronuncia del giudice di seconde cure. La Suprema Corte, però, ha condiviso la valutazione dei giudici della Corte d’Appello ritenendo che il contratto, che l’utente sottoscrive con le società private che gestiscono parcheggi a pagamento, è un contratto atipico di parcheggio al quale va applicata, per analogia, la disciplina prevista dagli artt. 1766 e seguenti c.c. dettata per il deposito oneroso. Tale contratto, secondo la Corte, si perfeziona allorchè l’utente acceda all’area protetta (in tal caso da un sistema elettronico di sbarra combinata con una tessera magnetica) ed un tanto a prescindere dalla presenza fisica di custodi ed anche, e questo è il punto fondamentale, dall’eventuale affissione, nel caso di specie effettivamente presente, all’accesso della struttura, di cartelli che fanno riferimento alla declinazione di responsabilità che la società gestrice del parcheggio affermerebbe.
Molto spesso, infatti, l’utente che accede a tali strutture verifica la presenza di avvisi del seguente tenore: “la società xx non risponde per il furto totale o parziale del veicolo”. Correttamente la Corte di Cassazione considera tale unilaterale limitazione di responsabilità quale clausola vessatoria, a mente di quanto dispone l’art. 1341 c.c.; come è noto, in mancanza della doppia specifica sottoscrizione tali clausole sono del tutto inefficaci e, nel caso di specie, la società gestrice del parcheggio non è stata certo in grado di offrire la prova di una specifica sottoscrizione di tale clausola vessatoria che, pertanto, è stata dichiarata, come vuole l’articolo sopra richiamato, del tutto inefficace nel tessuto convenzionale che regola i rapporti tra i soggetti.
Viene a cadere così una sorta di privilegio del quale godevano le società gestrici dei parcheggi proprio in ordine alla loro presunta irresponsabilità per il difetto di custodia e viene riequilibrato il sinallagma del contratto atipico che prevede, per un verso, che il cliente paghi una somma prestabilita, e spesso legata al tempo di utilizzo del parcheggio, per accedere all’area riservata e, per l’altro, che la gestrice del parcheggio custodisca con la diligenza del buon padre di famiglia la cosa ricevuta in custodia.
A nulla valgono, quindi, le unilaterali declinazioni di responsabilità che pullulano non solo in tali contesti ma anche, vale la pena ricordarlo, in altre aree, quali quelle di gioco, gestite anche dalla pubblica amministrazione, secondo le quali la responsabilità sarebbe declinata perché, è bene ribadirlo, la responsabilità non si declina tanto facilmente ma solo con eventuali appositi patti ed in determinate condizioni.
 
 
 


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